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Interviste

 

 

INTERVISTE

 

- Diana n° 1 - 12 gennaio 2017

Profilo di un
ALLEVATORE CINOFILO
a cura di Giorgio Bellotti

Presento ai lettori di questa rivista, la figura di un allevatore e cinofilo, che per la sua passione, competenza e costanza ha saputo realizzare successi impensabili con una razza meravigliosa di origine tedesca, il Deutsch Drahthaar (cane da ferma tedesco a pelo duro)

 

Razza valida con tutta la selvaggina cacciata con il cane da ferma, anche se alcuni cacciatori lo utilizzano con successo nella caccia al cinghiale e per la ricerca di ungulati feriti. Eccezionale per la caccia alla beccaccia proprio perché grazie alla conformazione del suo pelo, che deve essere molto duro, entra in terreni particolarmente folti e impegnativi, senza pero perdere la propria eleganza quando viene presentato in terreni ampi in una caccia a starne, dove evidenzia un bel galoppo con un eccellente portamento di testa.
Questa meravigliosa macchina tedesca, ha destato l’interesse non solo dei cinofili d’oltralpe ma anche di alcuni appassionati cinofili italiani tra questi Enrico Bixio, titolare dell’allevamento drahthaar “della Mimosa di Krieg” che, nonostante pochissime cucciolate, ha raggiunto un prestigioso traguardo di 100 titoli di Campione e oltre…Ma vediamo nello specifico quali sono:

11 Campioni Italiani Assoluti
31 Campioni Italiani di Lavoro
7 Campioni Internazionali Assoluti
11 Campioni Internazionali di Lavoro
9 Campioni Internazionali di Bellezza
10 Campioni Riproduttori
3 Campioni Italiani caccia a starne
7 Campioni Italiani Caccia Specialista (tutti su beccacce)
In totale? 102 ad oggi e qui scatta l’oltre!!!

Ma la vera soddisfazione, dice Enrico, sono quei 10 campioni riproduttori e quei 7 specialisti su beccacce che vanno a rimpinguare gli innumerevoli trofei vinti su questo splendido selvatico tra cui spiccano i 6 trofei Enci “la Regina del Bosco” e il trofeo Enci challenge “un Re per la Regina del Bosco”.


Storia
La tradizione venatoria nella famiglia di Enrico è sempre esistita, e la sua passione per la Regina risale dalle sue prime uscite nei boschi, ancora con le “braghette” corte,  in compagnia del nonno e dello zio. Passione perfezionata nel 1991 con l’acquisto di Krieg, il suo primo drahthaar (da qui il nome dell’affisso, un binomio fra l’azienda agricola Mimosa di cui Enrico è titolare e il nome di Krieg quello che lui definisce “IL DRAHTHAAR” per eccellenza)
La passione per la caccia è un tradizione di famiglia, e la passione per i cani è nata dai kurzhaar di Zio Michele. Sono stati i primi cani con cui è andato a caccia. Poi alla fine del 1990 cercava un cane più rustico e ad aprile 1991, a 60 gg,  è arrivato Krieg. Un soggetto con un po’ di sangue tedesco e tanto “del Chisola” (in lui, tra gli altri, i  mitici Alì e Brutus del Chisola). Quindi la passione per le beccacce si è trasformata, grazie a Krieg, nella passione per Drahthaar e Beccacce. Dietro incoraggiamento di Stefano Sironi, allevatore di Grifoni Korthals, che aveva intravisto in Enrico la passione per i cani e il voler lavorare bene con loro, ha  iniziato a fare qualche cucciolata e via via a cimentarsi anche nelle prove dell’Enci, raggiungendo i risultati sotto gli occhi di tutti.
 

Lavoro
In questi 25 anni di drahthaar Enrico ha saputo, e sa ancora, ascoltare, setacciare a maglie larghe  e mettere in pratica quello che ritiene più giusto o innovativo. Ma la passione per sua Maestà ed il Drahthaar sono immutati, principalmente la caccia nei periodi consentiti, solo nella nostra splendida Penisola, gli allenamenti giornalieri, anche all’estero, con tutte le condizioni atmosferiche  lo hanno sicuramente premiato… e i risultati non sono mancati!!!

 

Perché giudice
Enrico si è reso conto che il “condurre i cani nelle prove” non gli dava un quadro completo dello svolgimento della prova stessa, per tale motivo ha voluto seguire l’iter formativo per diventare giudice, in modo tale da potersi rendere conto che…aveva ragione.
Conducendo i cani ci si concentra su quello che fa il proprio ausiliare, mentre giudicando si ha una visione di insieme molto più ampia e ci si accorge di quelle “sbavature” che il conduttore non vede.
 

Futuro
Enrico non intende limitarsi ai risultati raggiunti…Per questo continua a lavorare con i suoi cani, ad ascoltare i pareri ed i consigli di altri cinofili e colleghi giudici per trarre sapere e valutare il suo operato, per cui la parola “OLTRE” significa tutto questo.

 

 

 

 

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- Sentieri di caccia marzo 2015

 

Il drahthaar
un'esigenza di funzione

 

Il drahthaar è, insieme al kurzhaar, la razza tedescanda ferma di maggior successo. E di conseguenza maggiormente utilizzata ed esportata in tutta Europa e non solo. Potrebbe sembrare una razza di nicchia, ma in realtà nella carriera di un cacciatore un 'esperienza con il drahthaar c'è spesso. E' abbastanza consueto, infatti, che la proverbiale genericità del drahthaar riesca ad attrarre il cacciatore in qualkche fase della sua crescita venatoria.


Cane da ferma dall'aspetto forte, dal temperamento vivace, dall'espressione attenta quanto energica. Diciamo che nell'essenzialità della descrizione del suo standard è racchiusa la filosofia di questa razza. Pochi fronzoli, diretti allo scopo, inteso come predazione e come resa del carniere. Rispetto ad altre razze infatti, si raccomanda agli allevatori e ai cultori di razza di portare alla riproduzione soggetti che riescano ad assolvere l'obiettivo principale, il rendimento venatorio. Il tipo deve essere indirizzato a un cane dall'aspetto nobile, robusto si, ma di media statura, funzionale, con un pelo giusto che lo protegga nello svolgere la pratica della caccia. Tutto qua.
Poche linee guida che lasciano più margine di manovra alla squisitezza degli allevatori. Come a dire prendi la farina che vuoi, ma fai in modo che le ciambelle abbiano tutte il buco...

 

Victor della Mimosa di Krieg


Cacciatore a tutto tondo
E' una razza molto recente - possiamo parlare dei primi anni del Novecento - che nasce da "un'esigenza di funzione", quasi con un mixaggio progressivo dovuto ad una certa decadenza di usoi dello stichelhaar. Esigenza di funzione intesa come sintesi di caratteristiche prese dalle razze fondanti il drahthaar. Infatti anche per limitare i soggetti in possesso e il loro mantenimento, si cercò nelle intenzioni di creareuna razza che fosse sintesi di più caratteristiche. Caratteristiche venatorie ma non solo. Pointer, stichelhaar, kurzhaar, griffone korthals e pudelpointer; nervi, garreti, corazza, resistenza, predisposizione al lavoro, attitudine a difendere il proprietà e proprietario. Le difficoltà, però, non sono state poche per ottemperare ai lodevoli obiettivi prefissati. I primi decenni non sono stati facilissimi per gli allevatori, ma ecco che il proverbiale pragmatismo teutonico viene incontro alla tenacia dei primi culturi del drahthaar. Facendo tesoro dei tentativi organizzativi della cinofilia tedesca per poter proteggere e migliorare le razze, ecco nascere l'Hegewald, 81 edizioni nel 2014, quattro giorni di cinofilia allo stato dell'arte, la massima espressione di volontà cinofila per migliorare una razza, coadiuvata poi, nel corso degli anni, dalla Zuchtrudenvorstellung, vera e propria fiera campionaria dei maschi preselezionati e proposti alla riproduzione. Quindi l'ostinata determinazione tedesca si è dotata degli strumenti per gestire e migliorare la razza. Certo è che tutto questo lascia poco spazio alle affettività insite a tutte le razze canine, ma i drahthaaristi puntano ad avere al fianco quello sguardo discretamente fiero per sentirsi appagati.


Tundra della Mimosa di Krieg

Filo di ferro
Chissà perchè quando penso al drahthaar penso automaticamente al drilling. Il drilling è quel fucile dotato sia di canna liscia che di canna rigata, cioè pronto all'evenienza. Il drahthaar ha questa immagine di ausiliare pronto ad ogni evenienza, un perlustratore della contea, un livellatore naturale, quasi un selecontrollore, un "ghe pensi mi". Forse contribuisce a questa immagine l'etimologia del siuo nome, cioè filo di ferro (draht significa filo di ferro e haar significa pelo). Nome che non lascia spazio ad effusioini o voli pindarici, come a ribadire "sono nato per cacciare e questo faccio". Ma questa sua versatilità da noi in Italia si è trsformata da qualità a elemento di dicotomia. Siamo o non siamo i depositari di tutte le migliori correnti di sangue di tutte le razze da ferma? E' inserito o no nel gruppo di razze da ferma? E allora il DD (Deutsch Drahthaar) deve essere portato verso questa attitudine più che verso le altre. Alla ferma. Si, ma poi come non sottolineare che genitori italiani (ricordiamo Ero III del Zeffiro) diano figli che primeggiano nelle prove tedesche! lo so, lo so, abbiamo tralaasciati l'estro italico che riesce a incidere anche nelle razze tedesche. Come non sottolineare tutto il lavoro svolto dal compianto Ernesto Zacco che, con i suoi "del Chisola", ha creato una sfilza di cani impportantissimi nella funzione. Come non onorare tutta l'abnegazione di Zeffiro Gallo che ha saouto creare DD di così alta qualità da riproporre razziatori nati in Ityalia nell'allevamento tedesco. E come non interpellare l'esperto giudice, non che titolare dell'affisso "della Mimosa di Krieg", Enrico Bixio per fare un punto sulla razza.


- Enrico, in qualità di allevatore, quale "farina" usi per i tuoi drahthaar?

- Come hai detto tu, non è importante che tipo di farina si utilizza, l'importante è come viene la cimabella! Nell'allevare seguo la linea guida teutonica che era stata data a chi si cimentava nell'allevamento del Deutsch Drahthaar: 'alleva come vuoi, ma con successo', anche se, pur attenendomi a questa direttiva, proprio perche il DD fa partre del gruppo 7 cani da ferma, io scelgo comunque come riproduttori quei soggetti fermatori, che portano la testa come standard comanda e che consentano. Per tutto il resto del lavoro non guardo soltanto la 'predisposizione alla ferma' (come in Germania che valutavano la 'predisposizone alla ferma', anche se ultimamente, a onor del vero, danno una maggiore importanza a questa prerogativa per me essenziale!), ma valuto le qualità naturali, così chi volesse utilizzarli non solo come cani da ferma si ritrova con dei soggetti che possono lavorare a 360° (acqua, traccia eccetera). Un esempio? i miei soggetti devono andare in acqua e riportare senza indugi, se poi si scrollano o non si siedono per consegnare non è essenziale, anche perche non stiamo parlando di qualità naturali del cane, ma diaddestramento puro; si può insegnare a qualsiasi cani di qualsiasi razza.

"Sicuramente nell'allevare cerco di seguire anche i consigli che mi ha sempre dato in maniera prodiga il giustamente grande Ernesto Zacco e cerco di sfruttare i 'segreti' che sono riuscito a carpire dagli innumerevoli scritti di Zeffiro Gallo, che sicuramente è uno dei maggiori esperti di questa razza.

"I risultati? Abbinando tutto quanto sopra detto e avendo proclamato, fra gli altri, dieci soggetti campioni italiani assoluti (cinque anche internazionali), quindi soggetti in tipo e funzionali come cita lo standard...direi che non mi posso lamentare.

"Ma non solo! Chi si avvicina a questa razza deve sapere che la sua poliedricità non la si vede solo nella genericità, ma anche dal fatto di poterlo specializzare su qualsiasi tipo di selvatico, senza comunque tralasciare il resto, come ho fatto con i miei della Mimosa di Krieg; il loro ormai radicato senso per sua maestà la beccaccia li ha portati ad aggiudicarsi titoli di specialità e a primeggiare svariate volte in importanti trofei su questi scolopacide. Tutto questo non certo per incensarmi, ma per cercare di far capire a chi non conosce questa meravigliosa razza, che qualcuno reputa per pochi menmtre io dire 'per molti ma non per tutti', che avere per amico un DD a livello venatorio/cinofilo può fargli cambiare le prospettive...A me è successo così nel lontano 1991!


Max
 

Quindi Bixio ci indica un'altra angolazione per valutare la poliedricità del drahthaar. La capacità di sapersi specializzare alle attitudini di caccia del proprietario. Come dire che il nostro DD riesce ad assecondare ciò che gli viene proposto, sia come territorio che come selvaggina.
Ecco che si ritorna al pragmatismo tedesco e all'Hegewald, ossia al voler portare avanti e valutare nei soggetti un ventaglio di attitudini per poi saper affinare le stesse in un contesto più specifico. Deutsch Drahthaar. Un'esigenza di funzione. 
 

 

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- Beccacce che Passione n° 4 luglio/agosto 2013

 

Le Beccacce di Victor

 

Sullo scorso numero di Beccacce che Passione abbiamo sottolineato la scarsissima partecipazione dei continentali al Trofeo Chelini e in generale alle prove specialistiche, ma c'è chi è in controtendenza: il drahthaar Victor della Mimosa di Krieg ha fatto manbassa nelle prove su beccacce ed esibisce un palmares invidiabile.

 


Tanta gloria ai beccacciai inglesi che trionfano nelle prove a beccacce, ma sappiamo che a caccia, invece, dividono il podio a parimento con i fermatori del continente. In foto Victor della Mimosa di Krieg.

 

Tra il vuoto che i continentali sembrano aver lasciato nel mondo delle prove specializzate a beccacce, c'è sempre l'eccezzione.
E' Victor della Mimosa di Krieg. Che dire di Victor...drahthaar roano marrone, otto anni (è nato il 25 giugno del 2005 dalla campionessa Italiana assoluta, campionessa Internazionale Assoluta, campionessa Riproduttrice Iscra della Mimosa di Krieg per il campione Italiano di Lavoro e Riproduttore Obi One della Mimosa di Krieg) è oramai plurititolato: è stato, infatti, proclamato campione Italiano assoluto, campione Internazionale assoluto, campione riproduttore, campione Italiano di caccia specialistica, vincitore nel 2010 e nel 2012 del Trofeo annuale Enci "la Regina del Bosco"; e poichè si è aggiudicato per due volte il prestigioso riconoscimento, vanmta nel suo palmares anche il Trofeo challenge Enci "un Re per la Regina del Bosco". Ed ecco i suoi succesi a beccacce: un CACIT, sei CAC, dieci 1° Eccellente, due 2° Eccellente, 4 Eccellente.
Un cane quindi, che ha fatto parlare di sè e per questo abbiamo chiesto conto al suo allevatore e proprietario Enrico Bixio.


I successi in ambito agonistico di Victor su beccacce sono davanti agli occhi di tutti. A questo fuoriclasse beccacciaio hai riservato un addestramento particolare o semplicemente quello di Victor è un "dono" naturale?

"Andando a caccia di beccacce mi sono reso comnto che Victor aveva una predisposizione particolare per questo selvatico e per il bosco. In zone dove erano già passati altri soggetti, si inventava la regina in quell'angolino che solo un esperto può immaginare. Mi ricordo di un delegato, Ciro Pettisano, che un giorno fece i comolimenti a 'quel cane del secondo turno' poiche si era sentito, gtramite campano, che andava ad esplorare il bosco con metodo e sempre in mano...e quel cane era Victor".


A caccia, utilizzi Victor principalmente o esclusivamente sulle beccacce?

"Io vado esclusivamente a beccacce in un territorio dove si possono incontrare anche fagiani, starne, pernici e lepri, e lui non ha nessun problema a fermare anche questi selvatici.


Quali altri continentali (di proprietà di cacciatori cinofili italiani) e di quali razze si sono aggiudicati il Trofeo challenge Enci "un re per la Regina del Bosco"?

"Il Trofeo challenge Enci 'un Re per la Regina del Bosco' è stato vinto precedentemente da soli due soggetti, entrambi epagneul breton: Simba, di proprietà di F. Nitto e Larsen di San Tommaso, di proprietà di S. Melluso".

 


I campioni assoluti e internazionali, di specialità e vincitori del trofeo Enci "la Regina del Bosco" Sam della Mimosa di Krieg e Victor della Mimosa di Krieg, fotografati al termine di due giornate di caccia.

 

La regina del bosco e il suo re

Il trofeo annuale "la Regina del Bosco" è destinato al miglior cane di razza da ferma inglese e continentale con miglior risultati ottenuti nelle prove con CAC su beccacce.
Vengono ritenute valide un minimo di due prove a calendario: a parità di risultato, valgono qualifica e classifica superiore, l'ulteriore parità porta alla proclamazione ex-equo.
Il premio consiste in in una corona con beccaccia in argento.
Al proprietario vincitore del trofeo "la Regina del Bosco" per due anni anche non consecutivi con il medesimo cane verrà attribuito il challenge "un Re per la Regina del Bosco", il cui premio consiste in una corona con beccaccia d'oro.

 

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- Diana n° 23/24 28 dicembre 2013

 

Enrico Bixio e i suoi della Mimosa di Krieg di Stefano Votali Brovarone

 

Conosciamo meglio il drahthaar, ma soprattutto conosciamo meglio Bixio ed il suo allevamento.

Non mi intendo di drahthaar, meglio ancora di deutsch drahthaar vorstehunde, però mi ostino a pensare che riesco a capirci un pò di uomini, prediligendo quelli sereni, competenti, seri ed appassionati. Posto che la mia conoscenza di Enrico Bixio è recente, il suo modo di esprimersi mi ha subito colpito, la modestia nel porsi, la sua appassionata quanto consapevole ricercasu questa razza realizzata tramite il suo Affisso "della Mimosa di Krieg", il suo essere cacciatore di qualità in qualche modo solo "prestato" alla cinofilia, insomma un vero gentlemen...e Dio solo sa di quanto bisogno ha il nostro mondo di persone così! Ma, il parlare di cani con Bixio, mi ha fatto fare un salto indietro di forse 35 anni, quando conobbi un Grande della nostra cinofilia, Antonio Santarelli, col quale ebbi consuetudine e non poche approfondite discussioni e scambi epistolari dalle quali molto imparai e, proprio per questo, ne serbo un vivido ricordo. Spesso Santarelli, Presidente del Gruppo Cinofilo labronico e Giudice impeccabile nel cercare sempre di premiare le vere qualità venatorie di un cane, a volte trascurando imperfezioni alle quali attribuiva solo valore occasionale. Mi parlava di una sua, appunto, drahthaarcon la quale aveva cacciato: se ricordo bene si chiamava Cinzia del Torrazzo e se la batteva in prova con i grandi kurzhaar di allora, i "del Palladio", i "della Goga" o i "del Mediterraneo" restando, da fine ottobre in poi, una superba beccacciaia. Di questi cani mi raccontò tanti episodi da lui vissuti con loro ma soprattutto ricordo bene gli aggettivi, "robusti e rustici", "facili da addestrare", "docili e dolci di carattere", "grandi riportatori": i medesimi che mi ha citato Bixio. 

La razza fu selezionata in Germania da Sigismund von Zedlitz (per tutti Hegewald) nella seconda metà dell'800: furono impiegati soggetti di varie razze allo scopo di creare un cane capace di ogni impiego venatorio, sempre tenendo in conto che in quel paese la caccia agli ungulati era, ed è ancora oggi, la più diffusa.

Dunque, Enrico Bixio: si certo, è discendente di quel Nino Bixio, generale di Garibaldi, animo giovanile inquieto, già com l'Eroe dei due mondi nell'avventura della Repubblica Romana (1849) chiusasi conla restaurazione operata dalle truppe francesi e poi ancora con lui nella spedizione dei Mille dove ebbe grado e incarichi di primissimo piano e si distinse anche con operazioni "difficili", come quella di Bronte. Il Bixio di oggi ha 48 anni, vive appena sopra Rapallo doce dirige una azienda agricola vocata a quella scquisitezza che è l'olio ligure, è Tutor esterno dell'Università di Pisa, ha un figlio maschio, Edoardo, già appassionato cacciatore ed una compagna, Lia, che tra l'altro si occupa anche di pet terapy. Gli invidio molto (non il figlio, io ne ho 4!) il posto dove vive, dove se ci si affaccia si gode il paesaggio, unico, del Golfo del Tigullio, dove il clima resta dolce anche d'inverno, dove i fiori spuntano dappertutto e per quasi tutto l'anno. Un tratto di mare di strepitosa bellezza che va, da levante, da Zoagli fino a Portofino, passando per Rapallo, San Michele di Pagana, Santa Margherita e Paraggi e...peccato che non si veda, appena dietro l'angolo, anche San Fruttuoso!

La vita di cacciatore inizia nella prima giovinezza che lo vede prima accompagantore dello zio materno, munito di kurzhaar, e a 18 anni (la patente a 20) con lo schioppo in mano, apertura nell'alessandrino e poi a beccacce sui monti tra Liguria ed Emilia.

 

Perchè e quando il primo drahthaar?

"Nel 1991 ho sentito l'esigenza di un cane da caccia più rustico del kurzhaar ed ancora più polivalente: a Genova ne era nata una cucciolata, andai a vederla che avevano 18 giorni e subito scelsi "quel" cucciolo che ovviamente ritirai a due mesi, era il mio Krieg!"


Personaggi che hanno influenzato la trasmigrazione cinofila verso il mondo delle prove di lavoro?

"Ero diventato amico di Stefano Sironi, allevatore di Grifoni Korthal, che mi aveva accompagnato in qualche uscita ed aveva visto Krieg, fu lui che mi ha suggerito di preparalo: per la verità questo cane...sapeva già tutto da solo! Pensa che a poco più di tre mesi gli misi una quaglia, e con grande dispetto vidi che gli era passato vicino senza dare alcun segnale ma, una qyuindicina di metri dopo, era in ferma, su una beccaccia rotta d'ala!"


Primi cani dopo Krieg?

"Dopo lui volli prendere una femmina ed arrivò Niva di casa Baboni con la quale feci, ovviamente in casa, la mia prima cucciolata dalla quale uscirono due femmine Ch. Lav delle quali una arrivò ad essere Ch. Rip"


Come sei arrivato alle prove?

"Entrai a far parte del Gruppo Cinofilo Tigullio dove ho incontrato Claudio Macchiavelli (grandissimo personaggio della cinofilia italiana ed internazionale. allevatore dei pointer "della Cervara", persona squisita N.d.A.) che, visti i miei cani mi ha incoraggiato a provare questa strada. Ho seguito Stefano Sironi iniziando così a vedere le prove di lavoro e a fare turni di addestramento: lì ho imparato la necessità di insegnare al cane alcune cose, come la correttezza al frullo ad esempio, e tutto il resto che segue per poter degnamente presentare un cane in un concorso"


E l'Affisso?

"Avevo ovviamente già allevato prima ma l'Affisso l'ho richiesto nel 1998 ed il nome "della Mimosa di Krieg" ha un legame forte col mio primo drahthaar...quello scelto da me a 18 giorni! A me piace allevare e cerco di farlo nelmodo più coscienzioso, penso che "firmare" con il nome di un Affisso i cuccioli prodotti sia un pò anche fornire una specie di responsabile garanzia in più ai futuri proprietari"

Sì, la penso anch'io, come Bixio, e ritengo anche che la storia di un allevamento la si possa ricordare e soprattutto utilizzare, avendo come riferimento generico ilnome distintivo di un Affisso, quello che se ha avuto riconoscimenti ufficiali duraturi nel tempo può dare ai cacciatori, che cercano un cucciolo, almeno un'alta probabilità di aver scelto bene.


Come è nata questa razza, tipicità distintive, carattere?

"E' nata dall'unione di sangue di razze preesistenti: kurkhaar, pointer, pudel pointer, stichelhaar e grifone korthal: da questo "paciugo", come si direbbe da noi, di razze è natoil drahthaar. Potrei definire questo cane come lo specialista della polivalenza che può comunque essere uno specialista, per esempio nel ciollegamento che è innato o nel riporto e nel recupero. Forse un pò di kurzhaar è stato reintrodotto anche in tempi non tanto lontani da noi. Per quanto riguarda il carattere posso dire che i miei sono tutti cani dolcissimi".

Scelte in allevamento?

"morfologicamente, ovviamente insieme ad altre cose, questa razza deve avere pelo e difese giuste. Caratterialmente il drahthaar deve essere affettuoso con l'uomo e non attaccabrighe con gli altri cani: guarda, io ho oggi 14 cani che, a gruppi di 3/4, vivono in casa, vorrei dire in famiglia. Ciò produce anche, a parte di aver io la gioia di tenerli con me, cani legatissimi anche durante la caccia o la preparazione. Per quanto riguarda l'accesso venatorio ovviamente preferisco cani con spiccato desiderio e voglia di cercare, ferma facile e buon portamento di testa".


Cosa vuoi vedere in un cucciolo che vorresti tenere per te?

"Per me voglio, senza sconti, un cane franco, senza paure, molto curioso. e naturalmente forte e ben costruito".


Difficoltà nella preparazione per le prove?

"Occorre scegliere bene prima di iniziare. Voglio dire, ad esempio, di non dimenticarsi mai che questa razza è nata anche per seguire la pista di sangue e quindi può ancora avere qualche problema nel portamento di testa, che non è cosa solo bella a vedersi, ma è essenziale se si cacciano selvatici la cui imanazione è portata dal vento. Grandi difficoltà di preparazione francamente non ne trovo, ma penso che altri possano anche trovarne avendo gestito il loro soggetto in modo non corretto. Poi ho anch'io le difficoltà di tutti, quella di trovare buoni terreni e buoni animali".


Senti Enrico, ci sono dei difetti che non sopporti proprio in questi tuoi cani?

"Non mi piacciono, e non ho mai avuto, drahthaar mordaci, come non gradisco cani che non prendano il vento con confidenza oppure ancora quelli che non hanno voglia di fare illoro lavoro".


E lo stato della razza oggi?
"La vedo bene, per una caccia nei boschi, ormai anche non più puliti da nessuno, questo è proprio un cane adatto anche per la struttura del suo pelo. Ne nascono circa 1300 l'anno, che non sarebbero pochi, soprattutto se non ci fossero nel munero anche quelli fanno solo le esposizioni. Questo cane così "tedesco", voglio dire anche bravo sulla traccia, da noi, ha visto valorizzati i suoi valori di grande fermatore su selvaggina alata cui servono anche determinati portamenti".


Tre cinofilie: quella di ieri, di oggi e di domani.

"Ma sai, quella di proprio di ieri l'ho conosciuta poco, potrei dirti solo di persone come Ernesto Zacco o Sironi. Oggi vedo conduttori molto preparati, siano essi professionisti che amatori e così i loro cani. Per il domani mi auguro solo che questo stato di cose venga confermato, magari migliorando sul piano dell'uniformità dei giudizi".


Vedi la necessità di avere Giudici "specialisti"?

"Una bella cosa  sarebbe che un allevatore serio diventasse Giudice: un allevatore serio sarà sempre un Giudice competente e severo".


Confronto con kurzhaar e epagneul breton?
"Ti confesso che mi diverto e penso anche che il confronto serva sempre ma ti confesso anche che riuscire a metter dietro questi cani...beh, è un'altra cosa!".


La tua maggior soddisfazione nel campo delle prove di lavoro?

"Per un beccacciaio come me...sicuramente l'aver vinto per 3 volte e con 2 cani diversi l'annuale Trofeo Enci "la Regina del Bosco" e quindi anche, con quello che ha vinto per 2 volte, il Trofeo "un Re per la Regina del Bosco".

Che dire...che sono cose che inorgoglirebbero chiunque ma che a ciunque non accadono!


Due aneddoti, uno di caccia ed uno a riguardo delle prove.

"Guarda, prima quelo di caccia che è di quest'anno: ero a caccia a beccacce con Victor e Sam e il secondo ha fermato mentre Vic è andato subito in consenso: da manuale. Sono partite due beccacce che invece di andarsene, meglio cercare di andarsene, hanno più volte girato intorno alpino dalla cui base si erano levate: una cosa bellissima ed incredibile. Inutile dire che non ho neppure sparato.

Una'ltra bella cosa che ricordo è accaduta ad una prova a beccacce vicino a Terracina. Il delegato Enci Ciro Pettisano, aveva seguito tutta la prova e prima delle relazioni aveva voluto prendere la parola per dire che aveva potuto seguire il secondo turno esclusivamente orizzontandosi col suono del campano del cane, più o meno così disse. "Ha fatto una prova straordinaria, mi ha impressionato, non è mai calato neppure per un attimo, davvero fantastico" Mi sono quasi commosso e l'ho ringraziato dal momento che ilcane, che lui aveva udito più che visto, era ilmio Victor che stava conquistandosi il suo Cac".


Titoli di casa Bixio

n° 8     Campioni Riproduttori (4 femmine e 4 maschi)

n° 8     Campioni Italiani Assoluti (4 femmine e 4 maschi)

n° 6     Campioni Internazionali Assoluti (4 femmine e 2 maschi)

n° 23   Campioni Italiani di Lavoro (16 femmine e 7 maschi)

n° 12   Campioni Italiani di Bellezza (5 femmine e 7 maschi)

n° 10   Campioni Internazionali di Lavoro (6 femmine e 4 maschi)

n° 9     Campioni Internazionali di Bellezza (5 femmine e 4 maschi)

n° 5     Campioni di caccia specialista (3 femmine e 2 maschi)

n° 1     Giovane Promessa Enci (femmina)

 

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- Cani da ferma e da cerca n° 26 luglio/agosto 2012


Profili: il Giudice Enrico Bixio

 

Continua la presentazione, tramite 10 domande non solo tecniche, dei Giudici Esperti che, con la loro opera, si prodigano affinchè le caratteristiche peculiari dei cani da ferma e/o da cerca abbiano a mantenersi ben fissate nel tempo.

- Chi è il Giudice Esperto Enrico Bixio nella sua vita di tutti i giorni?

- Prima di tutto faccio il padre, cercando di essere sempre presente per Edoardo, che anche se ha 17 anni, considero sempre il mio "piccino".
Il lavoro di imprenditore agricolo mi occupa giornalmente nelle culture e nell'allevamento dei miei Drahthaar.

 

- Vuole dirci quando e perchè ha iniziato ad interessarsi ai cani da ferma?
- A 8 anni ho iniziato a seguire miononno a caccia nei boschi. Si andava per piccola migratoria. A 12 ho iniziato a seguire uno zio che andava per beccacce con un kurzhaar, e qui mi sono innamorato di Lei e dei cani. Appena ho preso il porto d'armi, passavo da mio zio a prendere i cani e cacciavo con loro.  Quando ho avuto la possibilità di tenerne uno in casa mia, cioè nel 1991, ho preso Krieg, il mio primo Drahthaar, e da qui la mia vita è cambiata: Regine e Drahthaar!

 

 

- Come ha maturato la decisione di diventare Giudice e quando e dove ha cominciato la sua carriera?

- Quando si conduce un soggeto in prova non si ha mai una visione completa di quello che succede,per cui, a volte, sembra che ti "rubino" qualcosa. Ho voluto provare a stare dall'altra parte della barricata per capire meglio questo mondo. Da giudice mi sono reso conto che il conduttore è giustamente concentrato solo su quello che fa il cane, perdendo la visione d'insieme che invece abbiamo noi che stiamo più indietro e che ci permette di capire meglio la venaticità del soggetto. Le prime prove le ho giudicate nella bellisima zona di Cantalupo Ligure e da allora ho continuato a giudicare, specialmente nelle prove a beccacce.

 

- Personalmente cosa pensa lei, in generale, della cinofilia dei cani da ferma e dell'opera dei loro allevatori del nostro paese?

-  Se si parla di cinofilia, sicuramente siamo la nazione più invidiata per gli ottimi soggetti presentati in tutto il mondo da professionisti molto ben preparati, e non dimentichiamoci dei "dilettanti" che sono comunque all'altezza della situazione. I nostri allevatori sono cresciuti professionalmente e mettono molta ttenzione negli accoppiamenti, tenendo sempre conto di tutte le caratteristiche morfo-funzionali e psichiche dei vari riproduttori.

 

- E, sempre in generale, trova che i partecipanti alle prove siano sufficientemente preparati e corretti?

-  Come detto precedentemente siamo cresciuti in tutti i ruoli, pertanto si vedono sempre più spesso concorrenti che si complimentano fra di loro dimostrando grande sportività.

 

- Quindi, passando a domande più tecniche, vuole provare a spiegarci perchè, se le prove di lavoro non sono "gare" (dove ci sono vincitori e vinti), ma solo qualifiche atte a misurare le doti del cane, non possono coesistere due identiche massime qualifiche all'interno di una stessa batteria?

- La massima qualifica che può raggiungere un soggetto in prova è quela di eccellente, e nella stessa batteria possono essere rilasciate più di una di queste qualifiche.

 

- E ancora, perchè l'Esperto deve perforza scegliere tra più soggetti analizzati ancje quando, magari, sono tutti nella nota del concorso? Questa "scelta" non porta forse ad una graduatoria "forzata". che taluni interpretano come "l'elenco dei vincitori e dei vinti"?

- Se i soggetti analizzati sono nella nota del concorso meriteranno tutti la massima qualifica, dopodichè si passa a stilare una classifica che dovrà tenere conto anche della più piccola "sbavatura". Se taluni la interpretano come l'elenco dei vincitori e dei vinti vuol dire che non hanno capito il motivo principale di queste prove, che altro non sono che verifiche zootecniche.

 

- Personalmente che significato attribuisce alla classica frase di chiusura di alcuni giudici: "...vince la batteria..."? Mi chiedo, infatti, quale significato abbia la parola "vince" in una verifica zootecnica: è attitudinalmente il migliore, o quello che ha sbagliato di meno durante i dieci minuti concessi? E se cosìfosse, si tratterebbe ancora di una verifica o di una vera e propria gara a chi sbaglia meno?

- A volte può succedere di utilizzare una terminologia non propriamente corretta. Siccome le verifiche zootecniche servono a segnalare i futuri riproduttori, è ovvio che non potra essere tale il soggetto che sbaglia di meno nei 15 minuti concessi, ma sarà quel soggetto che avrà espresso tutte le caratteristiche della sua razza.

 

- Non ritiene che sarebbe pià opportuno che ogni turno facesse storia a se e venisse così verificato l'operato del cane, proiettandolo su un regolamento dettagliato? Nn crede che sarebbe, forse, questo il modo di dare il giusto metro di giudizio ad una verifica che, per regole scritte difficilmente applicabili con uniformità, è ormai già molto distante dalla caccia cacciata?

- Nella caccia pratica ogni turno fa storia a sè eilsoggetto viene giudicato in base al regolmento della prova e sullo standard della razza che rappresenta. Il soggetto presentato nel suo turno può dimostrare tranquillamente di essere un soggetto da caccia cacciata e poi sarà compito del giudice adottare un metro di giudizio per tutti uguali applicando al meglio il regolamento.

 

- E proprio a proposito di caccia, per finire, le chiedo se Lei è, o lo è stato, un cacciatore e, eventualmente, quale è, o era, la forma di caccia che preferisce/preferiva praticare?

- Ritengo che sarebbe essenziale, per poter giudicare al meglio, essere o essere stato un cacciatore. Se nonsi conosce il comportamento della selvaggina vera o "moderna" (che dir si voglia) resta sicuramente più difficile giudicare anche il comportamento del cane a contatto della stessa. Cone detto in apertura la mia passione da 27 anni è sua maestà la Regina, cacciata con i miei drahthaar...ma questa è un'altra storia!!!

 

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 - Cani da ferma e da cerca n° 3 settembre/ottobre 2008

  

L’intervista: 9 Domande a Enrico Bixio

Nel mondo dei drahthaaristi il nome di Enrico Bixio è conosciuto, fors’anche, per alcune polemiche che hanno riguardato questo personaggio, ma tuttavia indubbio che si tratti di una persona che alleva i suoi soggetti con tantissima passione e infinito amore. Quanto alla sua competenza, che certamente gli deriva comunque da anni di lavoro con questi cani, lascio volentieri al lettore il compito di farsene un’idea attraverso le parole con cui ha risposto alle mie domande. Ed allora ecco cosa ci ha detto:

 

 - Quando ha maturato l’idea ad allevare e perché proprio questa razza di cani da ferma?

- Il mio capostipite, Krieg, era un drahthaar con la “D” maiuscola. Dopo il primo anno passato assieme, nel senso più stretto della parola, ero talmente colpito dal suo comportamento a caccia e non che ho comprato una femmina e da lì il passo è stato breve, anche se nei primi 8 anni ho lavorato parecchio sena “farmi vedere in giro” per arrivare ad avere i soggetti che mi ero prefissato io.
Questa razza perché la sua rusticità e la sua polivalenza la porta a poter essere utilizzata per qualsiasi tipo di caccia o a specializzarsi solo in alcuni.
 

– Vuole provare a spiegarci quali sono le caratteristiche che fanno (o dovrebbero fare) preferire questi cani ai potenziali utilizzatori rispetto alle altre razze da ferma?

– La polivalenza del drahthaar che ti permette di utilizzarlo su qualsiasi terreno e/o acqua e su qualsiasi tipo di selvaggina da piuma e da pelo, il tutto unito da una addestrabilità e ad un collegamento fuori dal comune.

 

 – A suo parere, vi è una dote che oggi non viene tenuta nella dovuta considerazione da parte degli “addetti ai lavori”?

– Il portamento di testa. I cani, normalmente tendono ad abbassarla, quindi è meglio utilizzare soggetti che tendono a portarla alta. Perché? Perché se un soggetto è naturalmente portato a portare alta la testa sarà facile insegnargli a portarla bassa, il contrario non è impossibile ma…

Quik della Mimosa di Krieg

 

– E quali doti deve necessariamente possedere, secondo Lei, un “buon soggetto della sua razza per essere tale veramente?

– La cerca: che dovrà essere ampia ma sempre adeguata al tipo di terreno che si batte.
La ferma: che deve essere solida e lasciarti la possibilità di avvicinarti.
Infine il naso ed il portamento di testa, che se tenuta troppo bassa porterà il cane troppo a ridosso del selvatico.
 

  – Come giudica lo stato attuale della razza nel nostro Paese e, se fosse in suo potere farlo, vi è qualcosa che vorrebbe modificare nell’allevamento odierno di questi cani?

– Ogni allevatore dovrebbe allevare con criterio e senza perdere di vista il benessere animale.
Sarebbe opportuno tenere sempre in considerazione sia il lavoro che la morfologia.
Purtroppo, a mio avviso, la razza non sta attraversando un buon periodo ma ritengo che prossimamente potrebbe esserci una ripresa.
 

 – Secondo Lei, la razza e le sue caratteristiche sono, oggigiorno, conosciute abbastanza bene dai suoi potenziali utilizzatori o vi è ancora molto da fare?

– Siamo ancora molto lontani dal far conoscere la vera potenzialità di questa razza che alla fin fine altri non è che la sua eccezionale poliedricità.

 

– Personalmente ritiene necessario partecipare ai raduni, alle prove di lavoro e alle esposizioni con i suoi soggetti?

– E’ molto importante presentare i cani alle esposizioni e alle prove per potersi confrontare con altri soggetti dai quali si potrebbe attingere per proseguire al meglio nell’allevamento. Nel mio caso i risultati non sono mancati: sono l’unico allevatore a livello internazionale ad avere 4 campioni assoluti, cioè, sia di lavoro che di bellezza.

 

 – A suo giudizio in quale forma di caccia, e quindi su quale selvatico, trova che i soggetti di questa razza siano portati ad eccellere?

– Per mia necessità, essendo Ligure, li ho specializzati sulla regina del bosco, selvatico sul quale i miei soggetti eccellono. Però, continuo a ribadire, grazie alla sua polivalenza può essere specializzato su qualsiasi selvatico da piuma o da pelo o restare un ottimo generico.

 

 – Infine, a conclusione di questa nostra chiacchierata, quali consigli si sentirebbe di poter dare ad un ipotetico neofita che avesse deciso di avvalersi di un soggetto della sua razza per soddisfare la propria passione venatoria?

– Portarlo spesso, anche a caccia chiusa, specie fino ai due anni e credere sempre al suo naso…così facendo il proprietario sarà sempre soddisfatto e potrà dire a tutti con orgoglio: “A me serve!!!”

 

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- la Gazzetta della Cinofilia Venatoria n° 7 luglio 2007

 

 

I drahthaar della Mimosa di Krieg

 

Un nome che ricorre spesso ai vertici delle classifiche e soprattutto, oltre a quelli allevati dallo storico Zacco che portano l'affisso del Chisola, tra i pochi drahthaar che partecipano alle prove italiane per continentali esteri. Una passione, quella del drahthaar, che nasce con quella per la caccia per il titolare dell'allevamento, Enrico Bixio che nel 1991 prende il suo primo drahthaar, Krieg. Un soggetto validissimo anche se mai valorizzato agonisticamente. Nasce così il desiderio di avere soggetti da caccia che fossero stilisticamente, oltre che morfologicamente, competitivi e quindi completi.

"E' indispensabile mantenere la completa panoramica della funzionalità del soggetto all'interno della trasmissione genetica - asserisce Enrico Bixio - determinando quindi un'accurata selezione, eliminando linee che presentano patologie o difetti caratteriali a causa dei quali la razza  è stata gia fin troppo penalizzata.

"Per me caccia e prove sono la stessa cosa, nel senso che quando seleziono i soggetti e anche quando li preparo l'obbiettivo è la caccia, quindi la concretezza di un'azione che però pretendo sia svolta con stile di razza. Il drahthaar è un cane di forti istinti venatori, che non ha bisogno di grossi addestramenti, per la caccia l'unica cosa che si può cercare di insegnarli è a tenere la testa un pò più altra, a seconda del tipo di caccia che si pratica e la correttezza al frullo che ritengo sia importantissima anche a caccia, per la sicurezza dello sparo...tutte cose quindi comuni all'addestramento per le prove. In genere, fino ad una anno e mezzo e a volte due, li porto a caccia, dove vedo se hanno i cosiddtti numeri per prepararli per le prove. Finiti i campionati li riporto assolutamente a caccia e qualche volgta torno ad iscriverli in prova.

"Per me la cosa più importante per un drahthaar è una cerca ampia e ben impostata sul terreno, con la testa portata alta perchè il naso incollato a terra lo orterebbe troppo a ridosso del selvatico. Io prediligo la caccia alla beccaccia quindi se il cane pistasse tutto il giorno, girando normalmente non sparerei un colpo perchè le butterebbe tutte via. Se poi mi stesse a 10 metri dai piedi, dovrei camminare il doppio per battere lo stesso terreno...

"Il drahthaar è principalmente un cane da ferma, quindi con cerca adeguata e testa alta, poi essendo anche polivalente, lo si può specializzare in qualsiasi altro tipo di lavoro, dall'acqua alla pista e non solo.

"Ad oggi i soggetti del mio allevamento hanno ottenuto ben trenta titoli di campionato: due campioni internazionali assoluti (di cui uno in omologazione), tre campioni Italiani assoluti, tre campioni riproduttori, tre campioni internazionali di lavoro (uno in omologazione), 10 campioni Italiani di lavoro (due in omologazione), tre campioni internazionali di bellezza, cinque campioni italiani di bellezza e una Giovane promessa Enci.

"Importanti sono stati senz'altro i due riproduttori Krieg e Aiko che oggi non ci sono più, oggi c'è Sam della Mimosa di Krieg e Alì, che trasmettono molto bene; tra le fattrici quelle più imòportanti a livello di trasmissione delle qualità naturali, sono state Alfamimosa, Dama e Diximimosa. Poi ci sono Eurekamimosa ed Iscra della Mimosa di Krieg, grandissimi soggetti che ora testeremo anche in riproduzione".



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- la Gazzetta della Cinofilia Venatoria n° 1  gennaio 2007

 

10° trofeo Solaro
intervista al vincitore

- E' emozionato per questa vittoria?
- Si. Vincere con una concorrenza così agguerrita fa sempre piacere.
A dimostrare l'ottimo livello dei caniompresentati è la bassissima differenza di punteggio fra Rea e Full, il secondo classificato.

 

- Raccontaci qualcosa di Rea della Mimosa di Krieg cane ha vinto e da te condotta e allenata.
- Rea è una cagna di quasi tre anni, figlia di ch Aiko per ch Alfamimosa. Dario, il proprietario, l'ha sempre portata quasi esclusivamente a caccia ottenendo ottimi risultati. E' un continentale e come tale caccia: si è trovata in un ambiente, i rododendri, molto simile a dove caccia abitualmente quindi si è espressa al  meglio delle sue possibilità, molto ben collegata, non si usa quasi mai il fischietto e questo ha fatto si che i forcelli, che hanno fatto eliminare numerosi concorrenti, fossero abbastanza tranquilli al giungere del cane e che le starne dell'ultimo giorno, che partivano lontanissime al minimo rumore, si siano lasciate fermare.

 

- Quali sono le tue impressioni sul tipo di prova?
- Sono tre anni che partecipo a questo Trofeo, a cui mi ero avvicinato la scorsa edizione con  Iscra della Mimosa di Krieg che era giunta al 3° posto a soli tre punti dal primo.

E' un tipo di prova a cui partecipo volentieri avendo cacciati per anni in montagna. Purtroppo ho dovuto smettere quando era passata la legge che chi cacciava in montagana non poteva anche andare in pianura e siccome il mio chiodo fisso sono le beccacce, ho tradito le vette per la Regina.

Come hanno ribadito nelle relazioni tutti i giudici, qui ci vogliono cani cacciatori, che abbiano il senso del selvatico e che vadano verso l'alto, se vanno in discesa non si sparerà mai!


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- Cinofilia venatoria n° 3 giugno/luglio 2005

  

Drahthaar: allevatori si confrontano

Nel mondo del deutsch drahthaar infuria sempre una polemica sull’utilizzo della razza. Chi lo vuole alla tedesca chi all’italiana, ovvero: chi vorrebbe riconoscere solo le prove le prove alla tedesca chi solo quelle Enci. Quelle che seguono sono una serie di domande fatte a due allevatori, Enrico Bixio e Ernesto Zacco, che da anni si cimentano in questo tipo di prove, per scoprire cosa ne pensano in merito e come allevano.

 

 - Perchè avete scelto di allevare deutsch drahthaar?

Enrico Bixio, titolare dell’affisso della Mimosa di Krieg: Reputo il drahthaar uno specialista della caccia cacciata, e come tale può fare qualsiasi tipo di caccia o specializzarsi in una in particolare.
Fermatore, molto intelligente e di facile apprendimento, non è per nulla difficile prepararlo alle mie esigenze.
L’ho scelto perché è la razza che mi ha dato maggiori soddisfazioni, rispetto ad altre, sia in campo cinofilo che venatorio: è quello che io definisco un cane da carniere.
Ernesto Zacco, titolare dell’affisso del Chisola: Ad ogni cacciatore corrisponde una razza da caccia che soddisfi, almeno in parte, le sue caratteristiche di uomo e di cacciatore. Considerando il mio carattere scevro da troppi fronzoli e come cacciatore impegnato a realizzare carnieri nelle più disparate condizioni, non potevo che scegliere il drahthaar. Cane volitivo, senza tanti problemi, costruito e protetto dalla natura in modo tale che nulla gli crei impedimento, fermatore, riflessivo, disponibile alla collaborazione e facile da addestrare.
 

- Come mai così pochi D.D. nelle prove di lavoro ENCI?

E.B.: Il motivo penso sia uno solo: il bracco tedesco a pelo duro è un cane da caccia cacciata, quindi la maggior parte dei soggetti ceduti vengono utilizzati più per la caccia che per le prove, inoltre i cinofili tendono a preferire razze con un galoppo più veloce per andare a confrontarsi sui terreni di gara. Galoppo che sta portando molte razze a snaturarsi e a fermare meno, in quanto morfologicamente non adatte a correre come degli inglesi.
E.Z.: Si tratta di cani percentualmente poco rappresentati fra le razze canine allevate per la caccia, e, conseguentemente, poco presenti alle prove di lavoro.
Presenza negativamente influenzata dalla Società specializzata che predilige il lavoro alla tedesca, che poco ha da spartire con le prove di lavoro italiane, così come poco si adatta al metodo di caccia degli Italiani.
 

- Secondo voi quanto è importante la morfologia e quanto il lavoro nell’allevamento?

E.B.: Sono due cose molto importanti.
Sicuramente per quanto riguarda il lavoro sono importantissimi la potenza olfattiva, la ferma ed il riporto: un cane da caccia deve servire.
Bisogna però tenere presente che se un soggetto non è ben costruito (piedi forti, dorsale ed appiombi corretti, ecc) non potrà dare vita a buone prestazioni sul terreno.
Nel caso del deutsch drahthaar anche il pelo è importante, in quanto è stato selezionato appositamente per lavorare nello sporco e nell’acqua, quindi la mancanza di sottopelo potrebbe compromettere il suo lavoro in questi ambienti.
E.Z.: Un allevatore degno di tale nome ha il dovere, allevando, di mantenere invariata la morfologia del cane, che deve corrispondere il più possibile allo standard di razza e di mantenere invariate anche le attitudini del cane che, associate alla morfologia, fanno di un cane un soggetto appartenente ad una determinata razza. Il lavoro è quella parte prevista dallo standard che contribuisce a mantenere invariate le attitudini.
 

Eurekamimosa ed Iscra della Mimosa di Krieg

Ch Italiane ed Internazionali Assolute, di Lavoro e di Bellezza

Ch Riproduttrici

 

 - Tendenzialmente i vostri campioni sono maschi o femmine?

E.B.: La trasmissione genetica avviene in uguale misura tra maschio e femmina, però le femmine sicuramente danno un imprinting maggiore in quanto vivono a stretto contatto del cucciolo nei primi mesi di vita. Forse è per questo che prediligo le femmine. Comunque i risultati sembrano darmi ragione, attualmente in allevamento ci sono Diximimosa che è Campionessa italiana assoluta e Campionessa internazionale assoluta; Eurekamimosa è Campionessa italiana assoluta; Dama è Campionessa italiana di lavoro; Iscra della Mimosa di Krieg è Ch italiana di lavoro e le manca un CAC in un’esposizione nazionale per diventarlo anche di bellezza quindi assoluta. Comunque non mi mancano dei buoni soggetti nei maschi: Aiko è Campione italiano ed internazionale di bellezza e Campione riproduttore Enci grazie alla vittorie dei suoi figli nelle prove di lavoro; Obi One della Mimosa di Krieg promette molto bene e ha già due Cac in prove di lavoro di cui uno con un bellissimo punto su beccaccia; poi c’è Sam della Mimosa di Krieg che è giovanissimo ma verrà sicuramente (e qui scattano gli scongiuri) un buon cane.
E.Z.: Nella mia carriera di allevatore ho fatto proclamare una trentina di Campioni italiani ed internazionali di lavoro, fra i quali cinque femmine. La relativa percentuale mi sembra buona se si considera che le femmine hanno uno stop imposto dall’estro e dalle cucciolate essendo impegnate nell’allevamento come fattrici, pertanto il tempo a disposizione per la preparazione alle prove o esposizioni è limitato. Risultato ancora migliore se si tiene presente che, sia i maschi che le femmine, una volta diventati campioni, non sono stati subito ritirati dalle prove ma hanno continuato per anni a conseguire risultati importanti a tutti i livelli. Nella mia carriera di allevatore ho conseguito tre titoli di Campione del mondo di caccia, ho vinto innumerevoli Campionati italiani della Fidc, ho proclamato svariati soggetti Campioni riproduttori e alcuni Campioni assoluti (Campione di bellezza + Campione di lavoro).
 

 - Perché i cacciatori, nonostante la versatilità del deutsch drahthaar, continuano a prediligere le razze inglesi?

E.B.: Direi che il motivo principale sia che non hanno mai provato un d.d. (chi lo ha fatto non lo ha mai più cambiato) e forse anche serie di retaggi storici (e non solo) sulla mordacità della razza, senza rendersi conto che solo alcune linee di sangue presentano questi problemi.
E.Z.: Le razze inglesi sono più pubblicizzate sia attraverso la cinofilia ufficiale che la stampa specializzata. La grande cerca suscita sempre un grande fascino, le classiche a quaglie sono spettacolari, viste da bordo campo, quindi nella fantasia e nei sogni del cacciatore trova sempre posto un cane che può raggiungere quei livelli, tranne poi utilizzarlo in modo snaturato per poterlo gestire in funzione della caccia cacciata. 
 

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 - Cinofilia venatoria n° 1 febbraio/marzo 2005

 

 DRAHTHAAR A BECCACCE

La beccaccia, si sa, è la regina indiscussa dei sogni e dei voli pindarici di ogni cacciatore: il suo incontro è spesso in grado di suscitare un tale subbuglio di emozioni che cacciarla diventa un brivido. L’ideale è cacciarla col cane, ma quale sia l’ausiliare ottimale è difficile stabilirlo. Abbiamo chiesto a Enrico Bixio, grande drahthaarista e beccacciaio, cosa significa e com’è cacciarla col deutsch-drahthaar.

 

 - Perché proprio il drahthaar per andare a cercare sua maestà?

- Si scrive molto sulla razza ideale per andare a beccacce, ma sarebbe meglio ricordarsi che non esiste una razza “giusta” per la regina: è l’abilità del soggetto a farne uno specialista.
Ho visto setter, kurzhaar, griffoni e pointer eccellere sulla Scolapax Rusticola, ma i soggetti che mi hanno soddisfatto maggiormente (forse anche perché, abitando a Rapallo, in provincia di Genova, caccio nella macchia mediterranea) sono i drahthaar. Personalmente credo che la caccia alla beccaccia sia totalmente diversa dalle altre, più complicata e piena di sorprese, tale da necessitare di un compagno veramente di grandi mezzi, ma soprattutto di grande intelligenza per poter competere e vincere con tutte le fantasie e scaltrezze che una beccaccia è capace di inventare per involarsi indisturbata.
 

 - Come caccia il Drahthaar?

- I miei soggetti hanno una passione indomita retta da un’avidità incredibile nella ricerca della regina, che gli permette di operare in qualsiasi ambiente anche se pieno di difficoltà naturali quali freddo, rovi ed altro ancora.
La loro resistenza a tante ore senza trovare traccia mi spinge a continuare per tutta la giornata e, molto spesso, vengo ripagato di ogni sforzo.
Hanno una ferma sicura, a volte repentina al minimo sentore d’emanazione, e la tengono a lungo permettendomi di piazzarmi al meglio. Hanno una guidata decisa, attenta e prudente, senza procedere troppo velocemente per non forzare il selvatico ad alzarsi in volo.
Sono rispettosi del compagno di caccia (in genere esco con tre soggetti alla volta), e il loro consenso è spontaneo ed immediato in ogni situazione.
Si adattano al terreno in cui lavorano, restringendosi nel folto per restare sempre a tiro utile e allungandosi sui terreni aperti prediligendone le bordure dimostrando intelligenza e senso del selvatico.
Come tutti i continentali il Drahthaar è un cane ragionatore e la sua mentalità vincente lo porta a cavarsela sempre in ogni situazione.
La presenza di sangue pointer la si riscontra nella potenza olfattiva, che gli permette di non realizzare false ferme e, alla lunga, di bloccare anche la più smaliziata delle Regine che non potrà ingannarlo.
Il suo collegamento è eccezionale, si preoccupa sempre della mia posizione per far sì che l’azione si concluda con un successo.
Sono molto rari quei soggetti che spariscono dalla vista.
 

 - Le è mai capitato di perdere delle regine?

- Due delle doti innate del Drahthaar sono il riporto ed il recupero, questo significa che ci sono ginestre o pinete dove una Beccaccia rotta d’ala possa seminare il cane e non ci sono rovi o abetine dal quale un Drahthaar non possa recuperare. Per non parlare dell’acqua. Ricorderò sempre con terrore, ma anche con una punta di orgoglio, una fredda mattina di gennaio in cui davo per persa una maliarda caduta nel Trebbia in piena. Krieg, il mio compagno di quella fredda giornata, nonostante la forte corrente e la gelida temperatura, non ha esitato a tuffarsi, raggiungendo in breve la beccaccia per abboccarla e tornare a terra un chilometro più a valle.

Ch Italiana Lavoro Heidi della Mimosa di Krieg

 

 - Lei si dedica solo alla caccia alle Beccacce?

- In linea di massima si, dove vado a caccia io (Val Trebbia e Val D’Aveto), a parte i primi giorni dopo l’apertura, non si trova più nulla e bisogna aspettare le beccacce.
Comunque bisogna ricordarsi che il Drahthaar viene definito “un generico speciale, specialista nella genericità” il che lo porta ad apprezzare la lepre ed il capriolo, sicuro incubo di noi beccacciai, ma abituandolo da cucciolo al rispetto di questi selvatici si risolve poi il problema nel cane adulto. Un drahthaar ferma perfettamente tutto, dalle starne ai fagiani, dalle pernici ai galli in montagna
 

 - E’ difficile preparare i cani alla caccia della Scolapax?

- Assolutamente no. Uscite costanti fanno sì che il cane si faccia da solo, senza bisogno di rigidi addestramenti, se poi si ha la possibilità di affiancarli inizialmente ad un cane che conosce già le beccacce, tutti i problemi sono finiti.

 

 - Lei consiglierebbe il drahthaar per questa caccia specialistica?

Sono tante le razze e ognuna ha i suoi pregi, così come ogni cacciatore ha le sue preferenze, non esiste una razza ideale, un cane che trovi unanimemente concordi tutti i cacciatori nel dichiararne la sua superiorità.
Ogni razza, così come ogni cane, ha le sue peculiarità. Per me il deutsch-drahthaar riassume bene tutte le qualità che personalmente apprezzo in un cane da caccia.

 

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- Caccia e cani n° 3 aprile 2001

  

I vantaggi del drahthaar

Intervista a Enrico Bixio, allevatore di Drahthaar a Rapallo

 

- Perché proprio il Drahthaar e per di più in una Regione (la Liguria) dove non è molto apprezzato?

- Il Drahthaar perché penso che sia uno dei pochi cani che possa fare veramente tutto. Con i miei soggetti posso dedicarmi a qualunque tipo di caccia, anche se prediligono la beccaccia, a tal proposito posso affermare di averli specializzati su questo splendido selvatico. A proposito della Liguria posso solo affermare che è una bellissima Regione, che, conoscendo i posti, può dare tante soddisfazioni a livello venatorio, tant’è vero che caccio quasi esclusivamente in queste zone. E’ altrettanto vero che il Drahthaar non è molto apprezzato specialmente nella zona dove abito, a Rapallo (GE). Il problema, secondo me, è dato dal fatto che non conoscono bene la razza, e sono rimasti ancorati a preconcetti tramandati da padre in figlio. E’ molto difficile capire quale sia il cane ideale per un certo tipo di cacciatore: c’è chi lo vuole più veloce e chi lento, chi vuole una cerca larga e chi a tiro di fucile. I gusti sono gusti e difficilmente una razza saprà accontentare tutti.

 

 - Cosa si pretende dal Drahthaar a caccia?

- Ovviamente il massimo. Come tutti i continentali è un cane ragionatore che impara in fretta e se ben dressato non si lascerà mai trascinare dall’eccitazione in un’azione sconclusionata. E’ un cane dal galoppo contenuto, quindi non un galoppatore sfrenato ma neanche un trottatore. Ha una ferma sicura e la mantiene a lungo. La caratteristica fondamentale è il collegamento, dote che ritengo indispensabile e importantissima per un buon cane da caccia, specialmente nelle nostre zone che ormai sono sempre più “sporche”. Il Drahthaar si adatta benissimo a qualsiasi tipo di terreno: in aperta campagna si allarga per utilizzare al meglio il terreno a sua disposizione ispezionando attentamente le bordure e restringe automaticamente la cerca all’interno di una fitta vegetazione. Non dobbiamo dimenticare che lui si ricorda sempre la sua genericità nell’impiego e la sua adattabilità al terreno (non dimentichiamoci l’acqua, che è un altro elemento in cui il Drahthaar si trova a suo agio come sulla terraferma) o al selvatico che incontra. Beccaccia o pernice, fagiano o lepre, il Drahthaar risolve sempre i trucchi e le astuzie dei selvatici che incontra, è un cane pratico e da carniere. A tutto questo possiamo ancora aggiungere le sue innate doti di recuperatore (viene molto spesso utilizzato per recuperare ungulati feriti) e di riportatore. Credo che più di così non si possa pretendere.

 

 - Cosa può offrire un Drahthaar oltre la caccia?

- Come la maggior parte dei cani un affetto e una devozione incondizionate. Sono legatissimi al proprietario, alla sua famiglia e adorano in modo particolare i bambini. Essendo un cane molto intelligente e di facile addestrabilità, viene usato anche in protezione civile nella ricerca di persone scomparse sotto le macerie, e questa la dice lunga sul suo naso. Con lui ci si può anche divertire a conseguire i brevetti e i certificati che vengono rilasciati dal Club Italiano Drahthaar (che sta lavorando molto bene): brevetto di lavoro in acqua; brevetto di riporto; prova di abilitazione alla riproduzione (P.A.R.) nella quale vengono valutati il naso, la ferma, la cerca, l’obbedienza e collegamento, la passione e piacere al lavoro, i riporti su anatra-penna(fagiano)-pelo(coniglio), e il comportamento allo sparo sul terreno e in acqua. Inoltre viene rilasciato anche un certificato di abilitazione alla riproduzione (C.A.R.) a quei soggetti in possesso dei seguenti requisiti: superamento della Prova di Abilitazione alla Riproduzione; certificazione ufficiale di esenzione alla displasia dell’anca; una qualifica almeno di Molto Buono in un Raduno o Esposizione Speciale Drahthaar. Volendo ci sono anche le prove in Germania che iniziano con la Prova Giovani (vjp) per arrivare alla HZP (che è la prova di allevamento autunnale) e la VGP (che è la prova generale per cani d’uso venatorio). Tutto questo vuol dire che ci si può divertire tutto l’anno con il proprio cane… tempo permettendo.

Ch. Italiana Lavoro Bolla della Mimosa di Krieg 

 

 - Come reputi i tuoi soggetti?

- Sono tutti soggetti che hanno le caratteristiche richieste dallo standard, quindi morfologicamente corretti, sono grandi cacciatori e, come già detto in precedenza, esperti beccacciai. Tutti soggetti molto equilibrati, sia con gli estranei sia con gli altri cani, a meno che non vengano aggrediti, a questo punto però la reazione penso che sia legittima.

 

 - Ne hai uno in particolare nel tuo cuore?

- Ad essere sincero uno non potrò mai sostituirlo. Krieg. E’ stato il mio primo Drahthaar. Un maschio roano marrone che misura 65 al garrese. A 3 mesi ha fermato la sua prima beccaccia come le ferma adesso che ha 10 anni. Caccia ancora con una passione e una voglia incredibili, come un cane di 4 anni. Con lui non devo parlare, fischiare o indicare, mi guarda e sa cosa deve fare. L’incredibile è che riesce a insegnare ai più giovani tutto quello che ha imparato in 10 anni, non esco quasi mai con un cucciolo per le prime volte senza di lui. E poi, come me, stravede per Edoardo, mio figlio, che coccola e protegge come se fosse una cosa sua. In ogni caso sono tutti nel mio cuore, anche perché tutti mi danno qualche cosa.

 

 - Come ti comporti a livello riproduzione?

- A differenza di molti colleghi non mi piacciono gli accoppiamenti in consanguineità stretta, anche se è vero che si possono ottenere buoni risultati, e comunque addentrarsi in discorsi del genere non fa cambiare idea a nessuno e procura soltanto delle discussioni sterili che non portano a niente. Io uso fattrici provenienti dal mio allevamento e prendo ogni tanto un buon maschio, sui 60 giorni, per crescermelo e quindi conoscerne tutti i lati del carattere e delle doti morfologiche e venatorie, se mi soddisfa lo mando in riproduzione. Così facendo conservo la mia linea di sangue con le femmine e rinsanguo con cani degni di nota e che hanno alle spalle dei soggetti importanti.

 

 - Qualche nome?

- Ovviamente Krieg che è stato il mio capostipite, poi Jola Vom Kronawetberg, Solo Vom Hommersum, Cam di casa Baboni, Cris del Chisola, Barko, Brutus del Chisola, Gaia, Alì e tanti altri. Tutti cani italiani e alcuni tedeschi che hanno lasciato la loro parte di impronta nella mia linea di sangue.